I Momoviaggi

giovedì 11 agosto 2016

MomoMexico - Cobá e Valladolid

L'ultimo giorno a Tulum è trascorso velocemente, il mare era decisamente migliore e ne abbiamo approfittato per un bel po' di relax, prima della partenza verso Cichen Itza.
Di buon mattino ci siamo messi in auto verso Cobá, uno dei più importanti centri Maya, situato a metà strada tra Tulum e Cichen itza. Ma prima una bella puntata al supermercato per fare scorta di acqua e prendere qualche companatico, chorizo e avocado per l'esattezza [il chorizo è un salame locale saporito e morbido, molto utilizzato in vari piatti].
Arriviamo a coba verso le 9 e scegliamo do prendere la guida per il giro breve: 45 minuti di visita della cittadella al costo di 650 pesos (circa 30 euro).  La nostra guida, Mauro, è stato molto simpatico e preciso e ci ha mostrato varie teorie sul gioco della pelota dei Maya e il relativo significato religioso. Pare che si giocasse alla pelota solamente in momenti particolari, come all'equinozio e solstizio.
La cosa più particolare è che a quanto pare il capitano della squadra vincente venisse decapitato, poiché era un grande onore morire!
Lasciamo Mauro alla fine della visita e con un risciò andiamo verso la grande piramide, la costruzione più imponente di Coba, e la seconda piramide più alta dello Yucatan.
Cristina e Samuele si riposano su una panchina all'ombra, io decido di scalare la grande piramide. Mi aspettano circa 120 gradini disconnessi, con al centro una corda che aiuta a salire ma soprattutto a scendere.
La salita sotto il sole cocente di metà mattina non è stata estremamente impegnativa. Il panorama dall'alto è liberatorio: una distesa di giungla senza fine, da dove sbuca solo una piramide della cittadella. Sulla cima della grande piramide non c'è molto altro da fare, non è nemmeno possibile girare intorno poiché gli altri lati sono ancora da disboscare e sono chiusi.
La discesa come sempre è più impegnativa, poiché la piramide è ripida, ma non credo sia quello il problema principale, almeno per me.... Mentre sto per scendere, vengo attratto da una strana farfalla che vola a malapena, con delle ali di colore arancione. Non è una farfalla ma una cavalletta gigante, verde acceso che si posa a pochi passi da me su uno scalino. Fin qui tutto bene, quando ad un certo punto, la maledetta salta sui pantaloncini di un ragazzo nei paraggi, facendo una presa incredibile, difficile da staccare, poi risalta a pochi metri e si posa sulla maglietta di un altro ragazzo che sta salendo, mettendo a rischio il suo equilibrio. Finalmente va via, ma subito ne arrivano altre due, una verde e una arancione...  Ho capito che era arrivato il momento di scendere giù veloce come la luce, per non rischiare di beccare una addosso. Credo di aver settato il record di discesa veloce, sedendomi sui gradini e aiutandomi con la corda. Il nostro risciò ci aspettava giù per riportarci alla cittadella. Sia le guide che questi portatori di risciò sono tutti locali e la cosa pazzesca è  che sono tutti Maya! E parlano la lingua Maya, tramandata di generazione in generazione. 
Usciti da Coba, sono ormai le 12 ed è tempo di continuare il nostro viaggio per Chichen Itza.
Dato che a pochi minuti da Chichen si trova la famosa cittadella di Valladolid, decidiamo di andare subito a vederla.
Valladolid è la città coloniale per eccellenza, con la piazza centrale decorata nel tipico stile coloniale e le vie laterali porticate. Non c'è tantissimo da vedere, a parte qualche chiesa, il convento francescano costruito utilizzando le pietre Maya e il cenote Zaci.
Dato il caldo e l'ora decidiamo di andare al cenote Zaci, dove ci dicono ci siamo anche un ottimo ristorante locale. Effettivamente il posto è molto carino e caratteristico ed il ristorante davvero buono. Prendiamo un piatto familiare che contiene al suo interno le 7 specialità yucateche, tra cui la famosa cochinita pibil (maiale marinato e poi cotto a lungo per sfaldarlo). Abbiamo esagerato, il piatto era per 3-4 persone e Samuele non ci ha aiutato a finirlo. Pazienza, lasciamo il cenote Zaci e ci dirigiamo in auto al convento che si trova appena fuori dalla città. L'auto è il posto più bello dove vorremmo stare dati i 30 gradi e sole a picco del momento.
Per fortuna anche il convento è fresco e ombrato, quindi ci tratteniamo volentieri aspettando che scemi la calura. Verso le 16 riprendiamo il nostro viaggio per Chichen Itza per altri 30 minuti di strada.

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