Arriviamo a Merida nel primo pomeriggio. È la prima volta che arriviamo in una "grande" città.Merida non è propriamente grande, è una cittadina carina che conta circa 800 mila abitanti, però rispetto alle piccole realtà visitate finora la differenza è tanta. C'è traffico, negozi brulicanti di gente, chiese, semafori, scuole, autobus... Insomma, ci vuole un po' per arrivare all'albergo che sta proprio al centro della città. Per fortuna l'Hotel ha un parcheggio, altrimenti sarebbe stato impossibile lasciare l'auto.
Decidiamo di rilassarci un po' per poi andare a cena verso le 8 alla Chaia Maya, un ristorante consigliato sia dalla Lonely che dal nostro albergo. Nonostante non sia un posto totalmente locale, il cibo è delizioso. Prendiamo il piatto più famoso dello Yucatan e soprattutto di Merida: la Cochinita Pibil (maiale marinato in succo di lime e spezie e poi cotto lentamente con l'Achiote, una spezia locale che da il colore rosso vivo). Assaggiato inoltre un ottimo succo di Chaia (da cui prende il nome il ristorante), che è una specie di spinacio locale, un po' tendente alla cicoria, molto usato per preparare succhi, misto al lime.
Il giorno seguente di buon ora andiamo alla vicina Uxmal, un sito famoso per le rovine Maya molto ben tenute. Dista circa 1 ora e mezza da Merida; arriviamo verso le 10 e subito individuamo due famiglie torinesi con cui ci accordiamo per prendere una guida.
Il sito è meraviglioso, superiore a Chichen Itza e davvero ricco di piramidi e palazzi da visitare. Qui si può ancora entrare ovunque e volendo anche salire sulla piramide principale alta 35mt.
Il giro con la guida dura circa 1 ora e mezza ed è davvero interessante. Alla fine facciamo una passeggiata per vedere bene il palazzo del governatore, una delle strutture tenute meglio e poi ci avviamo all'uscita per andare a visitare il Museo del Cioccolato che sta a pochi passi.
Devo dire che mi aspettavo di meno da questo museo e invece è risultato veramente interessante. Si tratta di una serie di capanne tematiche all'interno di un percorso. Si inizia con un po' di storia Maya, poi si passa alla storia del cacao per i Maya, che era considerato una moneta, dato il suo valore inestimabile. Non era molto presente in Messico, piuttosto in Guatemala e Bradile ed i Maya lo hanno sfruttato a pieno, utilizzando prima il latte del frutro per fare una bevanda e poi imparando a tostare i semi, macinarli e creare la xioccolata, la bevanda che poi gli spagnoli hanno riportato in Europa e che per tanto tempo è stata ad esclusivo appannaggio dei nobili. I semi di cacao sono poi stati portati in Africa, dove paesi come il Ghana e la costa d'avorio sono diventati i principali produttori mondiali.
Invece il Messico nel tempi ha completamente perso la produzione che oggi si attesta a meno dell'1%.
Nella capanna successiva abbiamo assistito ad un rituale Maya tenuto durante la preparazione della cioccolata e poi abbiamo effettuato un'ottima degustazione. La cioccolata è preparata aggiungendo al cacao, il pepe e l'achiote; i Maya la bevevano poi aggiungendo dentro della polvere di peperoncino. Furono gli spagnoli a portare cannella e zucchero.
All'interno del museo ci sono anche molte specie di piante tipiche della zona ed alcune scimmie ragno che hanno subito maltrattamenti e abusi e non possono essere rimesse in libertà per la loro sopravvivenza.
Con un bel po' di fame ci dirigiamo al ristorante dell'albergo appena fuori il sito di Uxmal. Nonostante i prezzi un po' alti, mangiamo un ottimo pranzo e proprio prima che arrivi un bel acquazzone tropicale ci mettiamo in auto per tornare a Merida.
Il giorno seguente, Domenica, dato che il tempo sembra buono, decidiamo di andare a Celestun, un paesino sulla costa ovest, che dista 2 ore di auto da Merida ed è famoso per una grossa laguna che ospita gruppi di fenicotteri tutto l'anno.
Arriviamo sempre per le 10 e aspettiamo di trovare un gruppo di 3-4 persone per prendere una barca collettiva, risparmiando un po sul prezzo. Troviamo un gruppo di 4 ragazzi messicani molto simpatici, proprio di Merida che accettano di dividere la barca. Non c'è vento ed il mare è piatto, anche se a Samuele non piace molto il vento che gli arriva negli occhi quando la, barca accelera. Vediamo i fenicotteri rosa e la foresta di mangrovie, fino ad arrivare ad una specie di piccola laguna balneabile, ma a causa delle molte zanzare e dell'acqua infangata dalla pioggia del giorno precedente, preferiamo non tuffarci.
Ritorniamo a terra e ci spostiamo verso la spiaggia pubblica anche se sono le 12. Il mare è bellissimo e decidiamo di farci un tuffo per recuperare i mancati giorni di mare a Tulum. L'acqua è perfetta per Samuele, bassa, calda e calma. Dopo un bel bagno seguiamo l'invito di un bagarino locale di metterci sotto i suoi tendoni, dove ci sono tante famiglie messicane a mangiare e ripararsi dal sole. Prendiamo una birra mentre samuelino mangia. Scopro che in una capanna di lamiera sul retro del tendone preparano dell'ottimo pesce fritto appena pescato. Prendo un pesce piccolo da provare e la gentilissima signora mi regala anche un gamberone e un filetto di pesce. Caldi, croccanti e squisiti.
Torniamo a Merida dove per cena scegliamo un ristorante che ha anche portate vegetariane per far mangiare un qualcosa di diverso dagli omogeneizzati a Samuele. Il ristorante si chiama Amaro, e sta proprio dietro la piazza principale. Il camerieri sono molto gentili, in pochi minuti Samuele può mandare un'ottima zuppa di carote e zucchine e un bel piatto di riso. Noi non ci facciamo sfuggire un'ottima sopa de lima, un brodo con sfilacci di pollo, mais croccante e lime; e per sazziarci prendiamo delle crepes ripiene di chaia (sempre il solito spinacio).
Il lunedì di ferragosto lo dedichiamo a Merida, visitando il centro, la cattedrale e il bellissimo palazzo del governo, con dei murales molto interessanti.
Ci allontaniamo dal centro verso il grande viale alberato Paseo de Montejo, molto tranquillo e con un'architettura liberty decisamente diversa dal resto della città.
Su questo grande viale c'è un famosissimo albergo e ristorante: Rosas & Xiocolates, che propone piatti di altissimo livello. Arriviamo per le 2:30 e decidiamo di pranzare. I prezzi sono molto più alti degli altri ristoranti di Merida, si capisce che il posto è di classe, ma comunque i ristoranti sulla 5 avenida di Playa costavano di più...
Forse saremmo dovuti venire di sera per provare il menu degustazione (6 portate a 700 pesos.. 40€ circa). A pranzo non è disponibile ma il cameriere ci aiuta a fare una buona selezione di piatti.
Uno dei migliori pasti mai fatti e sicuramente il migliore in Mexico.
Il posto è carino anche per la strana accoppiata di colori, il rosa shoking e il marrone scuro del cioccolato.
La nostra vacanza nello Yucatan volge al termine, dopo due settimane tra relax e cultura. Ci aspettano altri 5 giorni ad Acapulco, nello stato di Guerrero, dove ci aspettano i nostri carissimi amici Adolfo e Paola nel loro carinissimo resort sulla spiaggia.
giovedì 18 agosto 2016
MomoMexico - Merida e dintorni
lunedì 15 agosto 2016
MomoMexico - Izamal, la città gialla
Ripartiamo con molta calma da Chichen Itza diretti verso Merida, dove ci fermeremo 3 giorni per visitare tutta l'area circostante. Merida dista circa 2 ore di auto da Chichen, e Izamal è un'ottima tappa per spezzare il viaggio a metà.
Arriviamo ad Izamal verso le 10:30 di mattina, il sole è già alto, e più ci addentriamo verso il centro, più tutto diventa giallo. Si perché Izamal è famosa per essere la città gialla, con tutte le case e i monumenti dipinti di giallo intenso, ocra, davvero pittoresco.
Izamal è famosa per la presenza di varie piramidi all'interno della città, sebbene oggi di intatta e visitabile ne sia rimasta una, in quanto le altre furono usate dagli spagnoli per costruire il famoso Monastero di San Antonio da Padova, anch'esso tutto giallo e molto pittoresco.
Dopo una lunga passeggiata sotto il sole cocente abbiamo ripreso l'auto per visitare alcuni artigiani locali che lavorano il legno e la carta, per poi ripartire diretti per Merida.
Questa volta saltiamo il pranzo, meglio aspettare una ricca cena a Merida.
sabato 13 agosto 2016
MomoMexico - Chichen Itza
Dopo una buona mezz'ora di macchina sulle tranquille e desolate autostrade messicane, arriviamo verso le 6 del pomeriggio al nostro albergo Villas Archeologiques che si situa proprio sul retro delle rovine di Chichen Itza, a pochi passi dall'entrata secondaria.
L'albergo è davvero molto carino e si sviluppa con un cortile "sostituito" da una grande piscina, con le camere tutte attorno su due piani. Noi siamo al piano superiore, più tranquillo e meno umido per fortuna.
Il giorno dopo, di buon mattino andiamo alle rovine, che distano pochi minuti a piedi dall'albergo. Il sito è molto grande e decidiamo di prendere una guida insieme ad una coppia si ragazzi di Como che incontriamo li. La nostra guida, Giovanni, ci spiega molte cose sulla cultura Maya e Tolteca, ci mostra il grande campo di Pelota, molto più alto di quello di Cobá, e la Grande Piramide di Kukulcan, il simbolo di Chichen Itza, che dal 2007 è patrimonio dell'UNESCO, nonche una delle nuove 7 meraviglie del mondo.
Purtroppo dal 2007 non è più possibile salire sulla grande Piramide, a causa di atti di vandalismo e anche di qualche rovinosa caduta data la pendenza degli scalini. Anche gli altri palazzi circostanti non sono più accessibili in modo da preservare al meglio il sito, che a quanto pare ne ha subite di cotte e di crude.
Dopo una lunga e calda mattina a Chichen Itza, decidiamo di andare a visitare un cenote carino nelle vicinanze: Ikil. In realtà si tratta di un cenote privato, all'Interno di un albergo, ma è comunque possibile accedervi. La grande "pozza" di acqua è visibile dall'alto, e accessibile scendendo due rampe di scale in pietra, solo dopo aver fatto la doccia obbligatoria, al fine di preservare il più possibile la pulizia dell'acqua.
Una volta sotto, ci si può tuffare nella grande piscina naturale. Questo cenote è famoso soprattutto per i tuffi ed è stato protagonista di varie gare di tuffi in passato. Personalmente preferisco il Gran Cenote, visitato precedentemente, poiché qui l'acqua è estremamente profonda (circa 40 metri) e la luce non permette di vedere il fondo. L'acqua è quindi molto scura e gli unici pesci visibili sono dei pesci gatto neri. Insomma, più che un cenote da esplorare si tratta di una vera piscina, con l'acqua rinfrescante e tanto chiasso data la folla e i truffatori. Torniamo in albergo per un po di relax, prima di andare a vedere lo spettacolo di luci gratuito organizzato dal governo all'interno del sito di Chichen itza. Questa volta dobbiamo prendere l'auto per arrivare all'entrata anteriore del sito. Ci mettiamo in fila, poiché non ci sono più biglietti disponibili, m ci dicono che non è con problema, ed infatti dopo che sono entrati tutti i possessori di biglietto entriamo anche noi e le altre tante persone come noi senza biglietto. Troviamo addirittura posto a sedere, c'è n'è in abbondanza, e ci godiamo lo stupendo spettacolo di luci sulla piramide che spiega bene la storia e la religione Maya. Bello al punto che avrei pagato volentieri!
Torniamo soddisfatti... Domani si lascia Chichen Itza alla volta di Merida, che dista circa 1 ora e mezza, ma nel tragitto ci fermeremo a Izamal, la città gialla...
giovedì 11 agosto 2016
MomoMexico - Cobá e Valladolid
L'ultimo giorno a Tulum è trascorso velocemente, il mare era decisamente migliore e ne abbiamo approfittato per un bel po' di relax, prima della partenza verso Cichen Itza.
Di buon mattino ci siamo messi in auto verso Cobá, uno dei più importanti centri Maya, situato a metà strada tra Tulum e Cichen itza. Ma prima una bella puntata al supermercato per fare scorta di acqua e prendere qualche companatico, chorizo e avocado per l'esattezza [il chorizo è un salame locale saporito e morbido, molto utilizzato in vari piatti].
Arriviamo a coba verso le 9 e scegliamo do prendere la guida per il giro breve: 45 minuti di visita della cittadella al costo di 650 pesos (circa 30 euro). La nostra guida, Mauro, è stato molto simpatico e preciso e ci ha mostrato varie teorie sul gioco della pelota dei Maya e il relativo significato religioso. Pare che si giocasse alla pelota solamente in momenti particolari, come all'equinozio e solstizio.
La cosa più particolare è che a quanto pare il capitano della squadra vincente venisse decapitato, poiché era un grande onore morire!
Lasciamo Mauro alla fine della visita e con un risciò andiamo verso la grande piramide, la costruzione più imponente di Coba, e la seconda piramide più alta dello Yucatan.
Cristina e Samuele si riposano su una panchina all'ombra, io decido di scalare la grande piramide. Mi aspettano circa 120 gradini disconnessi, con al centro una corda che aiuta a salire ma soprattutto a scendere.
La salita sotto il sole cocente di metà mattina non è stata estremamente impegnativa. Il panorama dall'alto è liberatorio: una distesa di giungla senza fine, da dove sbuca solo una piramide della cittadella. Sulla cima della grande piramide non c'è molto altro da fare, non è nemmeno possibile girare intorno poiché gli altri lati sono ancora da disboscare e sono chiusi.
La discesa come sempre è più impegnativa, poiché la piramide è ripida, ma non credo sia quello il problema principale, almeno per me.... Mentre sto per scendere, vengo attratto da una strana farfalla che vola a malapena, con delle ali di colore arancione. Non è una farfalla ma una cavalletta gigante, verde acceso che si posa a pochi passi da me su uno scalino. Fin qui tutto bene, quando ad un certo punto, la maledetta salta sui pantaloncini di un ragazzo nei paraggi, facendo una presa incredibile, difficile da staccare, poi risalta a pochi metri e si posa sulla maglietta di un altro ragazzo che sta salendo, mettendo a rischio il suo equilibrio. Finalmente va via, ma subito ne arrivano altre due, una verde e una arancione... Ho capito che era arrivato il momento di scendere giù veloce come la luce, per non rischiare di beccare una addosso. Credo di aver settato il record di discesa veloce, sedendomi sui gradini e aiutandomi con la corda. Il nostro risciò ci aspettava giù per riportarci alla cittadella. Sia le guide che questi portatori di risciò sono tutti locali e la cosa pazzesca è che sono tutti Maya! E parlano la lingua Maya, tramandata di generazione in generazione.
Usciti da Coba, sono ormai le 12 ed è tempo di continuare il nostro viaggio per Chichen Itza.
Dato che a pochi minuti da Chichen si trova la famosa cittadella di Valladolid, decidiamo di andare subito a vederla.
Valladolid è la città coloniale per eccellenza, con la piazza centrale decorata nel tipico stile coloniale e le vie laterali porticate. Non c'è tantissimo da vedere, a parte qualche chiesa, il convento francescano costruito utilizzando le pietre Maya e il cenote Zaci.
Dato il caldo e l'ora decidiamo di andare al cenote Zaci, dove ci dicono ci siamo anche un ottimo ristorante locale. Effettivamente il posto è molto carino e caratteristico ed il ristorante davvero buono. Prendiamo un piatto familiare che contiene al suo interno le 7 specialità yucateche, tra cui la famosa cochinita pibil (maiale marinato e poi cotto a lungo per sfaldarlo). Abbiamo esagerato, il piatto era per 3-4 persone e Samuele non ci ha aiutato a finirlo. Pazienza, lasciamo il cenote Zaci e ci dirigiamo in auto al convento che si trova appena fuori dalla città. L'auto è il posto più bello dove vorremmo stare dati i 30 gradi e sole a picco del momento.
Per fortuna anche il convento è fresco e ombrato, quindi ci tratteniamo volentieri aspettando che scemi la calura. Verso le 16 riprendiamo il nostro viaggio per Chichen Itza per altri 30 minuti di strada.
martedì 9 agosto 2016
MomoMexico - Tulum e dintorni
Sono passati 4 giorni dal nostro arrivo nella tranquilla Tulum e il mare non ci ha ancora concesso misericordia. Il tempo si, sono ormai due giorni che il sole si mostra in tutta la sua potenza, il vento è diminuito ad una brezza leggera che rende possibile la nostra permanenza in spiaggia. Probabilmente anche il mare si è un po calmato, ma è diventato anche più sporco (di alghe si intende, per il resto è di una limpidezza unica). Abbiamo accennato un bagno di pochi minuti ma la sensazione è lontana da quella provata nelle splendide acque caraibiche di San Andres. Approfittiamo della situazione sfavorevole per esplorare i dintorni di Tulum...
Domenica mattina Samuele ci ha graziato con una sveglia tardiva, le 8 (grande conquista non ripetuta nei giorni successivi).
Andiamo in spiaggia per goderci il primo vero giorno di pieno sole. Alle 10 è già impossibile stare senza fare il bagno, decidiamo quindi di rinfrescarci nella piccola piscina dell'hotel dove anche Sasu può nuotare e rinfrescarsi un po'.
Nel primo pomeriggio, dopo un pranzo leggero, partiamo per il Gran Cenote, uno dei cenote più famosi della zona.
[nota: i cenote sono fenomeni carsici tipici della penisola Yucateca, in pratica si tratta di grotte e avvallamenti in cui è rimasta sedimentata l'acqua durante il periodo di emersione della penisola dall`oceano. Di cenote ce ne sono a centinaia sparsi lungo tutta la penisola, alcuni sono davvero piccole pozze, altri invece veri e propri laghi sottomarini, con stalattiti e stalagmiti sparse, dove ovviamente l'acqua resta sempre molto fredda e senza correnti. Sono popolati da pesci di vario genere e tartarughe].
Il Gran Cenote dista solo una decina di km dal nostro albergo, ma tra una cosa è l'altra riusciamo ad essere all'entrata solo per le 16. Scopriamo che il Cenote chiude alle 17 (come il 90% delle attrazioni qui). Non sappiamo bene di cosa si tratti e quindi decidiamo di provare comunque. L'ingresso è di circa € a persona, si entra in un bellissimo giardino con aree da picnic e una bella pineta all'ombra. Da qui, dopo aver fatto la doccia, si scende tramite delle grosse scale in legno, nella cava carsica del cenote. Questo cenote in particolare è perfetto anche per bambini e famiglie poiché è una cava a cielo aperto, con solo un paio di grotte. Scendiamo tutti e tre. Cri con Samuele nel maesupio si siede su una panchina costruita sulla passerella di legno da cui partono due scale a pioli di legno che scendono nella profondità del Cenote.
L'Acqua è trasparente, sembra molto bassa, ma dai tuffi che fanno alcuni ragazzi capisco che è solo un'impressione. Inforco la maschera e scendo con la scaletta nell'acqua gelida. Una volta dentro mi rendo conto che è piacevolissima, soprattutto in un giorno così caldo. Sott'acqua è uno spettacolo, ci sono pesciolini, stalagmiti fondali rocciosi e in lontananza, in una parte protetta, alcune tartarughe. Fuori dall'acqua tanti uccellini che si appoggiano alle stalattiti che frastagliano la grotta. C'è una corda con delle boe, per chi non si sente a suo agio nell'acqua alta, che arriva fin dentro la caverna buia. Decido di entrare, si vede molto poco, sott'acqua nulla, arrivo quasi alla fine della caverna e voltandomi scopro la meraviglia, la luce della parte aperta che filtra nell'acqua crea dei colori azzurri meravigliosi. Anche Cri, con non poca insicurezza, ha provato l'ebrezza del Cenote, e confermiamo essere una magnifica esperienza. Alle 5 torniamo a casa, ci ripuliamo e prepariamo per la messa e la cena.
Per cena scegliamo un altro posto tipico, questa volta di carne, sempre sulla stessa unica strada: El mariachi Loco. Devo dire che mi aspettavo di più dalla cucina messicana, i sapori per ora sono stati sempre gli stessi, abbastanza piatti, tranne qualche delizia in particolare, come il famoso taco loco mangiato a Playa. Rientriamo sazi ma non totalmente soddisfatti.
Iniziamo la seconda settimana, è lunedì e l'albergo è semi vuoto causa ricambi. Passiamo la mattina nuovamente tra mare e piscina e nel pomeriggi andiamo a vedere le famose rovine di Tulum (che in Maya vuol dire appunto muraglia). Questo è uno degli ultimi avamposti Maya, che gli spagnoli trovarono ancora operativi al 100%.
Parcheggiamo l'auto (con un prezzo di 5€ per nulla giustificato) e ci dirigiamo all'entrata che dista circa 800 mt dal parcheggio. Anche qui siamo arrivati tardi, sono le 4 del pomeriggio e alle 5 chiude tutto... Pazienza, camminiamo a gran leva ed entriamo nel sito seguendo le indicazioni della nostra lonely Planet. Il sito non è enorme ma veramente ben tenuto, con prati verdi rigogliosi e manutenuti su cui si stagliano questi edifici Maya, o meglio quello che ne resta. L'attrazione più grande è la fortezza che sta a picco sul mare. Sotto ci sono delle calette meravigliose, dove si può arrivare con delle larghe scale di legno e passarci tutta la giornata. Il mare è di un colore strepitoso, verde giada e turchese... Ne vale davvero la pena. Lasciamo le rovine, riprendiamo l'auto e andiamo sulla spiaggia libera che dista pochi km dalle rovine. Una spiaggia immensa, che ci ricorda l'atmosfera festosa di Playa. Facciamo un bel po' di foto, prima di rientrare. La cena per questa volta è in albergo per un po di relax.
Nota: Purtroppo le foto sono state scattate tutte con la reflex e quindi saranno caricate in un secondo momento
domenica 7 agosto 2016
MomoMexico - Akumal e arrivo a Tulum
Dopo un'altra sveglia all'alba siamo pronti a dirigerci a sud, verso Tulum, seconda tappa del nostro viaggio.
Dopo la solita colazione ricca, carichiamo le valige sulla nostra fantastica (si fa per dire) Dodge degli anni 90 e in pochi minuti ci immettiamo sulla carrettera Cancun-tulum ai soliti 80 km/h intervallati dalle brusche frenare per evitare i famosi dossi (tope in messicano) che tempestato la strada. Ci vuole circa 1 ora per raggiungere Tulum. A metà strada però si trova la famosa località di Akumal, una delle spiagge più belle della costa, che ospita ogni anno centinaia di tartarughe che scelgono questi fondali bassi e caldi per deporre le loro uova. Akumal è anche una delle aree che per prima ha visto nascere i resort di lusso della costiera.
Decidiamo di fermarci, nonostante la giornata sia sempre ventosa (causa il famoso uragano Earl la cui scia ci sta accompagnando ormai da giorni).
Svoltiamo per Playa Akumal e dopo qualche centinaio di metri di strada dissestata, raggiungiamo il parcheggio a pagamento (20 pesos all'ora.. 1€..). L'entrata alla spiaggia è come sempre libera, ma bisogna passare nel Diving center, per alcune indicazioni. Con la solita calorosa accoglienza, un ragazzotto messicano ci spiega che possiamo metterci ovunque sulla spiaggia e camminare fino a 15 - 20 metri nell'acqua poiché i fondali sono molto bassi. Unica precauzione, non camminare sulle aree blu scuro visibili in acqua, perché li ci sono i nidi delle tartarughe che potremmo rompere. Per precauzione si può noleggiare un giubbotto galleggiante in modo da non toccare con i piedi.
Ci allontaniamo dall'ingresso, spostandoci sotto alcune palme per un po di ombra, sebbene i nuvoloni che coprono il sole ci ricordano che non ce n'è bisogno...
Il mare è increspato dal forte vento, eppure la spiaggia è stupenda. Mi immagino cosa possa essere quando non c'è vento... Uno spettacolo.
Mi tuffo con la maschera, dato che è una delle spiagge più famose per snorkeling e immersioni.. Purtroppo le increspature del mare alzano tanta sabbia togliendo la tipica limpidezza dei fondali. Si vede qualche tartaruga qua e là ma nulla di più.
Mangiamo qualcosina al ristorante di uno degli alberghi sulla spiaggia prima di proseguire per Tulum, dove arriviamo per le 15.
Tulum pueblo è una piccola cittadina, in realtà è una strada che per qualche chilometro vede negozi case e ristorantini ambo i lati. Non c'è molto di più. Dietro questa strada si sviluppano le rovine di tulum, uno degli ultimi capolavori Maya. Andando verso la costa invece c'è la zona Hoteliera, dove si sviluppano tutti gli alberghi e resort, tra cui il nostro.
Qui i resort sono tutti più o meno uguali, fatti di piccole casette sparse a pochi metri dalla spiaggia, le cosiddette cabanas, e un ristorante.
La nostra cabana è vista mare parziale, un po' più sulle retrovie, ma è molto spaziosa. Ci sistemiamo e andiamo subito in spiaggia. Qui non ci sono ombrelloni, l'ombra è data dalle palme che costeggiano tutta la spiaggia; il mare è di un colore verde smeraldo, purtroppo molto mosso poiché si tratta di mare aperto e c'è sempre il solito vento che ci rincorre come la nuvola di fantozzi. La sabbia è bianca e finissima e Samuele ci si trova molto a suo agio e decide di inpanarsi per bene come una cotoletta.
Al rientro in camera scopriamo che il telecomando dell'aria condizionata non funziona e che non arriva acqua calda. . Nessun problema ci spostano di cabana, facendoci un upgrade gratuito ad una cabana superiore, praticamente in riva al mare!
Ci risvegliamo all'alba, grazie alla nostra piccola sveglia umana. Purtroppo il tempo è davvero brutto, decidiamo comunque di andare in spiaggia perché fa molto caldo ed è piacevole. Nel pomeriggio, andiamo al super a fare un po' di provviste dato che qui al resort i prezzi sono più che europei.. E ci godiamo un pomeriggio di mare con un bel sole fino al tramonto.
Per cena decidiamo di andare in città, poche il ristorante interno è mediocre oltre che caro. Scegliamo “El camellio“, un ristorantino locale di pesce famoso per il chevice (pesce crudo marinato in limone e altre spezie) e pesce in generale.
Il locale è spartano, con delle saracinesche alzate e tanti tavolini pieni di gente (ottima cosa).
I prezzi ovviamente sono la metà della metà rispetto alla zona Hoteliera, ma la cosa sconvolgente sono le porzioni... Ordino un chevice "medio" e una brocheta de Camarones (spiedini di gamberoni) , mentre Cri prende un polpo alla Mexicana.
Prima però ci portano il solito antipastino gratuito: un piattone di nachos, quelle vere che sanno di mais, dure, probabilmente al forno, non sembrano fritte, accompagnate da una ciotolina di pesce al sugo molto gustosa.
Quando arrivano i piatti mi rendo conto che il chevice andava preso piccolo e non medio... Un piattone con pesce a montagna: gamberi, pesce bianco, polpo, lumache di mare, tutto crudo condito con cipolla, pomodoro a pezzi e lime... Molto buono, anche se devo dire che il chevice condito alla Peruviana che avevo mangiato a Lima era un altro livello.
Gli spiedini di gamberoni, giganti e saporitissimi.. Insomma per 30 euro abbiamo mangiato per 4.. Menomale che avevamo saltato il pranzo :)
venerdì 5 agosto 2016
MomoMexico - l'ultimo giorno a Playa
L'uragano Earl non ha toccato lo Yucatan e quindi le forti piogge previste non sono mai arrivate. In compenso ci siamo svegliati con una cappa di nuvole e umidità al 100%,che ci accompagnerà per tutta la giornata.
Purtroppo dato il tempo incerto ed il forte vento dobbiamo rinunciare alla visita all'isola di Cozumel, che si trova proprio di fronte a Playa ed è famosa per immersioni e snorkeling. Il piano era di arrivare sull'isola, prendere un taxi e spostarsi su una spiaggetta calma e tranquilla per vedere un po' di pesci tropicali. Purtroppo salta, sarà per la prossima vacanza!
Decidiamo di andare comunque in spiaggia perché c'è un sole velato e fa caldo. Il mare è molto agitato e le onde ogni tanto mangiano completamente la spiaggia portando alla piccoli granchi spaventati. Samuele si diverte a guardare gli uccelli che cercano le loro prede e vorrebbe prenderli per guardarli da vicino :)
Dopo una lunga passeggiata torniamo al Mamita's per un drink mentre Samuele fa un sonnellino. È tempo di andare in camera, rinfrescarsi e andare finalmente a mangiare qualcosa di veramente messicano (che non sia quindi sulla turistica 5' avenida).
A pochi minuti dal nostro albergo inizia la Avenida costituentes, una strada più grande e trafficata che setta il confine della parte turistica di Playa; qui si trovano i ristoranti per la gente del posto.
Entriamo da El fogon, una tacoeria suggerita da vari blog e dal nostro albergo. I prezzi sono la metà se non meno dei ristoranti della 5', l'ambiente ruspante, il cibo sembra delizioso. Scegliamo un taco loco (un tacos grande ripieno di chorizo, carne al pastor, queso e altro)... Divino!!!
Accompagnamo con zuppa di fagioli e salsa messicana... Assolutamente il miglior pasto fatto a Playa.
[per chi non lo sapesse le tacos sono delle piadine di farina di mais accompagnate con condimenti vari tipicamente di carne e sono uno dei piatti tipici messicani per il pranzo].
Nel tardo pomeriggio torniamo in spiaggia e scopriamo la vera Playa.... Tantissima gente in spiaggia a bere e ballare, questa è la vera movida di Playa.
Noi invece ci mettiamo a giocare con gli uccelli e con la sabbia fino a che non cala il sole.
Per cena scegliamo Bio Natural una specie di natura si che è anche ristorante. Purtroppo sotto le attese per servizio, cucina e prezzi.. Ma va bene così, domani si parte per Tulum
sabato 30 luglio 2016
MomoMexico - l'arrivo
Eccoci pronti a questa grande nuova avventura sei MoMo; questa volta con un componente in più: il nostro piccolo Samuele.
L'avvenutura inizia il 31 agosto con il nostro volo delta destinato ad Atlanta e successiva connessione per Cancun. Sarà il karma, sarà la sfiga, sarà quel che sarà ma quel volo non è mai decollato per vari problemi che ci hanno portato a passare una magnifica notte all'Hilton di Fiumicino beach, famosa per il meraviglioso mare caraibico. Ben presto scopriamo che la sfiga non ci ha abbandonato del tutto e che il volo per Atlanta è stato nuovamente spostato alla sera del 1 agosto con arrivo a Cancun alle 10 locali del 2 agosto.. Per farla breve un giorno e mezzo per visitare Cancun, prima tappa del nostro viaggio, andati... Ci consoliamo con la piscina dell'Hilton.. Magra ma pur sempre consolazione. Finalmente il 1 sera riusciamo a decollare, posti confort+ sgraffignati con una manovra degna delle mie origini, ci ritroviamo in prima fila economy con tanto di colletta per Samuele, che ben decide di farsi un sonno lungo 7 ore e ci permette di fare altrettanto. Arriviamo ad Atlanta per il solito (inutile) controllo passaporti e ci imbarchiamo per Cancun. Tutto in orario, altre 2 ore di volo e siamo finalmente in Mexico, guadagnamo un'ora di fuso e dopo le solite dogane varie andiamo a ritirare l'auto per partire verso Playa del Carmen, seconda tappa del viaggio (a questo punto la prima, se mi permettete di escludere la bellissima Fiumicino beach).
I messicani sono proprio come me li aspettavo: simpatici, accoglienti e soprattutto RILASSATI... Per prendere l'auto c'è voluta 1 ora e mezza tra attese varie.. Finalmente ci portano una dodge non so che che sembrava aver fatto la guerra: sedili consumati, aria condizionata con la levetta caldo-freddo, insomma un'auto degli anni 90 ma con cambio automatico. A Samuele è capitato un bellissimo seggiolino rosa che ha subito stessa infausta sorte dell'auto. Ma non ci lamentiamo e partiamo subito per Playa lungo l'unica strada possibile: la carrettera Cancun - Tulum. Tre corsie di pseudo autostrada a 80km/h con improvvisi rallentamenti a 40 km/h a causa di spaventosi dossi (leggi colline) inseriti randomicamente per rallentare (leggi distruggere) le auto. Ogni tanto si scende anche a 30 km/h per improvvisi posti di blocco... Ci tengono alla sicurezza. Dopo circa 45 min siamo a Playa (i locali la chiamano cosi), un agglomerato di stradine in perfetto schema ippodameo, con suddivisione tra le Avenida e i Calle che le intersecano. L'avenida per eccellenza è la 5', totalmente pedonale e piena di alberghi, ristoranti e negozi.. Il nostro albergo si trova proprio qui, tra il Calle 24 e il 26. Un piccolo alberghetto boutique con un cortile "tropicale" con alberi e piante rampicanti. Molto suggestivo. Ma prima di poterci rilassare in albergo c'è un'altra sfida da superare... Il parcheggio!!!
Non si può parcheggiare sulle strisce gialle mi dice la reception dell'albergo. Ok perfetto mi metto alla ricerca di un posto con strisce bianche... Dopo poco realizzo che le strisce non ci sono, non si capisce cosa guardare e dove parcheggiare... Stavo quasi per cedere alla tentazione di lasciarla in un posto qualsiasi quando mi rendo conto che qui le strisce non sono dipinte a terra ma sul cordolo del marciapiede!!! Scoperta che mi svolta la giornata. Lascio la macchina in un posto lecito e mi fiondo in albergo.
Tappa primaria: cibo. L'albergo è convenzionato con un ristorantino di fronte, sembra carino, andiamo a mangiare le nostre prime fajitas di pollo.. Decenti, i prezzi un po' meno... Ma siamo a Playa, sulla 5', non si può pretendere di più.. 450 pesos (25€) per un burrito, un piatto di fajitas e 1 acqua...
Il resto della giornata passa alla ricerca del sonno perduto
Ci da la sveglia Samuele alle 4 di mattina (giustamente per lui sono le 11 di mattina e la fame si fa sentire). Piove a dirotto, riusciamo a resistere fino alle 6 ma non oltre. È tempo di andare a fare colazione e andare a mare, la pioggia è finita ed è quasi già tutto asciutto.
Il nostro alberghetto è convenzionato con il famosissimo lido del Mamita's beach con uno sconto del 50% su ombrellone e sdraio. Decidiamo di approfittarne, il Mamita's è davvero a 5 minuti da noi.
Arriviamo per le 8 in spiaggia, questa lunga distesa di sabbia bianca interminabile, fino a Cancun, abitata a quest'ora solo da cavallette giganti (innocue) e uccelli (simili ai merli - mi scuso per l'ignoranza) che se ne cibano.
Scopriamo che il Mamita's apre alle 9, ma qui le spiagge sono tutte libere, con accesso libero. Ci prendiamo le sdraio e ci godiamo il sole tenue (si fa per dire) del mattino. Il mare caraibico è turchese in lontananza e verdastro a riva, un po' agitato data la pioggia mattutina, ma incredibilmente caldo!
Riusciamo a resistere fino alle 12 grazie al grande ombrellone ma poi ci precipitiamo in albergo per una doccia veloce prima di andare da 100%Natural, un ristorante vegetariano che ci aveva ispirato.
Non male pur stando sulla 5', personale simpaticissimo, seggiolone e anche zuppa di verdura con riso per Samuele (lui si che si tratta bene!). Noi proviamo le tacos de pollo (ottime). Prezzi decenti, a cui volentieri aggiungiamo il 15% di propina (la mancia) che qui come in USA è obbligatoria praticamente e mai inclusa. Al minimo puoi dare il 10% per un buon servizio. Ma loro si aspettano sempre il 15% per un servizio eccellente.
Nel pomeriggio facciamo un salto al supermercato per un po di acqua a prezzi contenuti e pannolini per il piccolo.
Torniamo a casa perché c'è allerta meteo per un uragano...
Ci risvegliamo alle 4, sempre grazie a Samuele e ci prepariamo ad una nuova giornata... L'uragano sembra essere passato senza grossi problemi...